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Per accontentare Santana

03 Giu 2007 - 22:31




This is crazy me...!!!

Festa

Ci vediamo Santana!!! O forse no????

Grande stupore


Pubblicato da: Astolat64

La Cattedrale di Canterbury

01 Giu 2007 - 11:21


Il Santuario di Canterbury



Non posso non parlarvi dei luoghi della mia terra che sono per me affascinanti. Premetto che sono anglo-maltese e che, quindi sto toccando una delle mie "terre". Vi parlerò di Canterbury, la vecchia capitale inglese, nel cuore del Kent, il "giardino" dell'Inghilterra.

La città di Canterbury (40.000 abitanti) si trova nella Contea del Kent, situata nell’estremità sud-orientale dell’Inghilterra, poco distante dal tunnel della Manica di Folkestone.

A causa di questa sua posizione geografica la città gode di un clima caratterizzato da inverni freddi e da pioggia frequente durante quasi tutto l’arco dell’anno, per cui una visita è consigliata durante la stagione estiva.

Di antica fondazione romana la città fu successivamente la capitale del Regno del Kent, e deve la sua importanza alla presenza della più importante cattedrale inglese, quella di Christ Church, che grazie all’opera di Sant’Agostino e al martirio di Becket divenne già a partire dal XII sec. importante meta di pellegrinaggi.

Oggi Canterbury è un importante centro storico, turistico e soprattutto religioso, grazie alla presenza dell’Arcivescovo di Canterbury, che rende la città sede vescovile primaziale in ambito nazionale.



Per chi non c'è stato, Canterbury ha tutta l'aria di una città all'antica e medievale, questo dovuto al fatto che una delle cattedrali medievali e gotici ancora oggi sempre più affascinante... vi ricorderà sicuramente altre cattedrali famosi come Westminster, York, Durham e Winchester ma anche Notre Dame de Paris, il Duomo di Milano, la Cattedrale di Cologne, la Cattedrale di Strasburgo, la Cattedrale di San Giacobo di Compostela... tutti quasi contemporanei e nello stesso stile, riflessione della stessa "scuola" ed archittetura, un'espressione di grandezza e reverenza dell'uomo verso Dio e la Fede.



Nei Canterbury Tales Geoffrey Chaucer ha descritto come tutta l'Inghilterra converge non al Parlamento o dal Re a Westminster ma alla tomba dell'Arcivescovo Thomas Becket, martire del dodicesimo secolo (1170 AD), nella Cattedrale di Canterbury, in quella parte dell'Inghilterra più vicina a Gerusalemme. In aprile, in primavera, nella 'Vita nuova':

Thanne longen folk to goon on pilgrimages,
And palmeres for to seken straunge strondes,
To ferne alwes, kowthe in sondry londes;
And specially from every shires ende
Of Engelond to Caunterbury they wende,
The hooly blisful martir for to seke
That hem hath holpen whan that they were seeke.


[Traduzione]
. . . brama la gente d'andare in pellegrinaggio,
ed i palmieri braman di cercare lidi stranieri,
santuari lontani, noti in diversi paesi;
e soprattutto da ogni contea dell'Inghilterra
si recano a Canterbury, a visitare
il santo martire benedetto
che li ha soccorsi quando erano malati.

(General Prologue, Canterbury Tales, a cura di Larry Benson (Boston: Houghton Mifflin, 1987), I.12-18, p 23; trad. it. Opere, 2 voll., (Torino: Einaudi, 2000), II.)

La fedeltà dei pellegrini è al cielo piuttosto che al mondo. Le gerarchie del mondo sono messe da parte, e tutti divengono come Adamo caduto, ad imitazione di Cristo riflesso nei santi martiri a Sua immagine. Il pellegrinaggio alla tomba di Thomas Becket è come la 'guarigione delle nazioni' di Ezechiele (47.12) e dell'Apocalisse (22.1-2). Sia Dante sia Chaucer scrivono di tale universalità tra pellegrini, di questa Repubblica il cui Re è Cristo: 'Ma noi siam peregrin, come voi siete' in Dante, Purgatorio (II 63), 'And pilgrimes were they alle' ('E pellegrini eran tutti') in Chaucer, Canterbury Tales (I 26).

Thomas Becket per essersi opposto, con il potere della Chiesa, alla ricerca di potere di Re Enrico II, fu assassinato e martirizzato nella sua Cattedrale nel Natale del 1170. E' interessante osservare che Thomas Becket era normanno, era invece anglosassone Edward Grim, il chierico che portava la croce; egli nell'estremo tentativo di salvare la vita dell'arcivescovo perse un braccio troncato dai fendenti di spada dei cavalieri normanni. Subito dopo furono riferiti miracoli, registrati accuratamente dai suoi monaci. Thomas à Becket era santo subito.

In tempi recenti ricordiamo l'assassinio dell'Arcivescovo Oscar Romero durante la messa in un ospedale di San Salvador (il 24 marzo 1980), come con l'atto del Papa, che nella Quaresima del Giubileo, all'apertura della Porta Santa, prese su di sé i peccati della Chiesa; questi eventi rispecchiano la Passione di Cristo in Gerusalemme, rispecchiano il Vangelo.

La cristianità medievale parla di quattro maggiori pellegrinaggi, a Gerusalemme, a Roma, a Compostela, a Canterbury, tra innumerevoli altri, includendo il pellegrinaggio al Purgatorio di San Patrizio, in Irlanda, che influenzerà la Commedia di Dante. Inizialmente, nella cristianità non esisteva la necessità di mettersi in viaggio verso uno specifico santuario, ma piuttosto il bisogno di espiare i peccati con l'esilio. Tali esuli pellegrini, conformemente al diritto canonico, dovevano essere abbigliati in modo distintivo, si doveva dare loro alloggio, pane e acqua per ventiquattr'ore, e dovevano essere trattati come se fossero Cristo sotto altre sembianze, anche nel caso in cui fossero degli assassini. Gli ospedali moderni nasceranno in risposta al bisogno di curare i pellegrini malati o morenti come opera cristiana di misericordia.

Il recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme e a Roma come luoghi sacri di Cristo e dei suoi santi, era profondamente compreso, e tali pellegrinaggi erano sovente compiuti anche da donne, come Elena di York, Egeria di Spagna, Guthrithyr d'Islanda, Brigida di Svezia e Margery Kempe.

Ma perché anche Compostela e Canterbury?

L'Islam aveva conquistato la Spagna ed i saraceni si recavano in pellegrinaggio (haj) a Cordova, come oggi si recano alla Mecca, a Medina e a Gerusalemme. L'Apocalisse di Beatus (Boethius), la Chanson de Roland (Canzone di Rolando), e il pellegrinaggio a Compostela tutti contribuirono alla reconquista spagnola, contrapponendosi all'Islam con la cristianità, ampiamente emulando l'haj e il jihad islamici con i pellegrinaggi e le crociate.

Canterbury in Inghilterra rappresentava così un altro sostituto per Gerusalemme, o piuttosto un palinsesto di Gerusalemme su una città europea. Thomas Becket, Arcivescovo di Canterbury, assassinato nella sua cattedrale nel 1170, divenne rapidamente come il Cristo d’Inghilterra, e Canterbury come la Gerusalemme inglese.



Dell’iconografia del martirio di Thomas ad imitazione di quello di Cristo, si possono riscontrare esempi in tutta Europa. St. Thomas leva le braccia al cielo in preghiera, chiedendo perdono per i suoi assassini. Per questo crimine nessuno dei cavalieri fu arrestato; ma il loro re Enrico II si recò a Canterbury come pellegrino penitente, dopo aver camminato per tre miglia a piedi scalzi e sanguinanti, genuflesso nudo dinanzi alla tomba fu flagellato dai monaci il 12 luglio 1174. Anche altri re da altre contee si recarono in pellegrinaggio a piedi scalzi presso la tomba dell’Arcivescovo. Da qui nasce il bisogno di penitenza, di preghiera, di andare in pelleggrinaggio, di conoscere Dio e curare l'anima.

Londra era la città natale di Thomas, Canterbury il luogo del suo martirio, l’una la Betlemme di Becket, l’altra la sua Gerusalemme. L’itinerario tra le due città imitava così la vita et passio del santo. Il pellegrinaggio da una locanda di Londra alla Cattedrale di Canterbury nei Canterbury Tales di Chaucer riflette questo.

Il martirio di Thomas faceva di Canterbury la Gerusalemme dell’Inghilterra, dove convergevano i pellegrini, in particolare negli anni giubilari; Thomas nativo di Londra divenne il santo patrono di quella città.

Mappa della città:


Pubblicato da: Astolat64

Il Calendimaggio di Assisi

25 Mag 2007 - 8:46

[  Umore: Divertente ]

Cos’è il Calendimaggio di Assisi?

(Quest'anno il Calendimaggio fu celebrato dal 3 al 5 di maggio.)

Citazione:
La festa di Calendimaggio è senza dubbio l’avvenimento più importante dell’anno per gli abitanti di Assisi. L'origine della festa, come si sa è assai antica, ma il modo in cui viene celebrata in Assisi è del tutto nuovo e originale. Per dare alcune stringatissime notizie diremo che la festa si tenne per la prima volta nel 1927: cantori delle diverse "cappelle" cittadine si riunivano sotto la direzione dei maestri della banda per cantare serenate ispirandosi a consuetudini dei tempi andati. Venne sospesa durante la seconda guerra mondiale e ripresa nel 1947.

Nel 1954, iniziativa di alcuni intellettuali assisani assunse la struttura che, sostanzialmente, conserva tuttora. La città si divide in due parti "Parte de Sopra" e "Parte de Sotto" e tra le due si gareggia per la conquista del "Palio". La divisione riecheggia le lotte che videro le due fazioni contendersi il potere sulla città tra XIV e XVI secolo, fino a ridurla allo stremo. Ma la gara di oggi è divenuta disfida “cortese”, anche se assai vivace, basata sul confronto tra i cori polifonici delle parti, sulla riuscita dei cortei in costume e sulla perizia nel rappresentare scene d'ambientazione medievale nei siti più caratteristici della città. Un confronto, quello tra le parti “De Sopra” e “De Sotto”, in cui si cerca di sfruttare al meglio il patrimonio competenze acquisite in circa un cinquantennio di tradizione di Calendimaggio, dalla cui esperienza sono usciti formazioni o singoli professionisti dei vari settori della festa: musica, teatro, danza.

Conta per l'esito della gara la bravura dei cori, la coerenza tra costumi, musica eseguita dal vivo con riproduzioni di strumenti d'epoca- e situazioni: inventate, scritte e rappresentate. Il lasso di tempo al quale le "parti" si riferiscono per organizzare la manifestazione, oscilla tra XIII ed XV secolo. La giuria che deve assegnare il palio è composta da storici, musicologi e musicisti, esperti di spettacolo (registi, attori). La formula della festa dei nostri tempi è totalmente inventata, ma l'ispirazione da cui è nata e lo spirito che la fa vivere, sicuramente non lo sono. In essa sono presenti tutte le componenti essenziali della festa, la componente ludica, quella agonistica che però non giunge mai all'esasperazione, il travestimento. L'atteggiamento di chi partecipa ai giochi di questo Calendimaggio non dovrebbe essere molto diverso da quello di coloro che, danzando e cantando, partecipavano all'innalzamento dell'"albero di maggio" sulla piazza di S. Rufino, nei secoli passati.

Non è facile spiegare cosa sia il Calendimaggio. Evidentemente per noi di Assisi, è più facile viverlo che raccontarlo; tanta è la differenza fra quel che siamo durante tutto l'anno e ciò che diventiamo in questi tre giorni, anzi in tutto il periodo di preparazione della festa. Solitamente scanzonati, un po' apatici, retrivi al coinvolgimento, in questi tre giorni in cui tutto viene stravolto e tutto cambia, diamo fondo a energie individuali e di gruppo per ritrovarci insieme a costruire il nostro sogno di primavera al di là delle divisioni di censo, di cultura, di età. Così comincia la festa: ideare, ricercare e documentarsi in biblioteca o in archivio, per non incorrere, per quanto possibile, in anacronismi troppo sfacciati e, infine, costruire per mesi il nostro "favoloso Medioevo". Il Medioevo, contenitore temporale del nostro gioco, richiamo ancestrale che si impone ineluttabilmente per il fatto stesso di essere nati in questa città, è un Medioevo che non ha rigidi riferimenti cronologici, ma per tre giorni ci inghiotte nel gorgo del suo mistero affascinante, che è tale perché pur essendo un tempo tanto lontano da noi, ci attira dapprèsso, poiché ogni pietra di questa città ce ne parla.

Finalmente arriva la sera delle "scene"; non è facile descrivere ciò che si prova; la finzione a lungo e meticolosamente preparata si perde nella realtà, il "jeans" lascia posto alla calzamaglia, il soprabito alla pazienza, il cappello al camauro. Illuminate solamente dalla tenue luce delle fiaccole, le vie non sono più quelle che percorriamo ogni giorno in macchina o a piedi, sono altre, differenti, vie di un paese che esiste una volta all'anno e, così ricreato, vive una volta e mai più. Il garage diventa una bottega di artigiano, il giardino un gineceo, una via si trasforma in mercato, i fondi e le piazzette divengono cucina, taverna, bordello… Quei vicoli sono il nostro vero abito, l'abito della festa, cucito ed ornato con tanta pazienza ed infine indossato con naturalezza come il più comodo e gradito dei nostri vestiti. Sensualità, dissacrazione, trasgressione sono il sale che condisce il Calendimaggio e non soltanto nella proposizione scenica, sono anche e soprattutto le componenti di quello strano stato di irrequietezza e di voglia di divertirsi che prova ogni “partaiolo” in questi giorni, in cui bere un bicchiere di vino in più, non è peccato nemmeno per il più morigerato degli “assisani” (si direbbe assisiati, ma non ci piace).

La musica accompagna ogni atto del nostro gioco, d'altronde il Calendimaggio è nato come disfida canora e la sfida dei cori polifonici in Piazza del Comune è il momento culminante dell'inno che le Parti rivolgono alla primavera. La musica vocale e strumentale eseguita durante le scene e i cortei è attinta, dal repertorio musicale dell’ “Europa” Medioevale e Rinascimentale, ma cerchiamo anche di inserire, perché non se ne perda la memoria, quella musica che costituisce il patrimonio della tradizione orale delle nostre campagne, il cosidetto "canto a recchia", interessante reminiscenza di melodie antiche con testi affidati alla memoria e all'inventiva dei cantori. Tutto questo diviene tradizione della Parti, un altro elemento che serve ad aggregare a fare corpo. Nelle taverne che vengono approntate per il periodo della festa ormai si cantano, alla meglio, alcuni Carmina Burana o una Chanson a Boire del XIV secolo, ripetuta più volte dai cori, come pure "fioretti" inneggianti al vino e all'amore, ma anche "dispetti" rivolti contro "quelli" della parte avversa. Oppure si cantano le canzoni con cui è nato il Calendimaggio, come per esempio "Nella notte buia e nera" del maestro De Lucia, poco medievale, ma che ha fatto trepidare i cuori di partaioli e partaiole più anziani e quindi, attraverso loro, è entrata nel complesso delle emozioni e suggestioni comuni delle Parti.

Ancora serve la musica per far partecipare alla festa quei partaioli che vi assistono dalle tribune, i quali per l'età o per gli impegni di lavoro non si sono messi in costume; ebbene la festa è anche loro e potranno cantare insieme a chi è in costume sulla Piazza del Comune, ma anche in taverna per i vicoli, una canzone che diverrà patrimonio comune tra tutti i partaioli; per noi la festa non è festa se non è "corale", questa è una delle differenze fondamentali tra il Calendimaggio e le varie “rievocazioni di medioevo” che sono nate un po’ ovunque. Ciò che avviene ad Assisi nei tre giorni di Calendimaggio non è solo finzione.

Nei personaggi che si vedono interpretare la loro vicenda tra espedienti e peripezie, durante le scene o nei cortei, impersoniamo noi stessi. Così siamo proprio noi assisani quel popolo tripudiante, vestito in abiti medioevali, riunito nella Piazza del Comune: siamo veramente noi mentre viviamo il sogno che ogni anno ci libera dalle piccole noie della quotidianità. La festa di Calendimaggio, insomma, non è una festa rappresentata; essa è vissuta intensamente, totalmente, in una zona franca dalle categorie del tempo, dello spazio e delle convenzioni sociali di cui è costituita la realtà di tutti i giorni e di ogni luogo.


Rif. www.calendimaggio.com



Pubblicato da: Astolat64

La nuova collezione 2007 Versace - attenti, costa un'

23 Mag 2007 - 9:29

[  Umore: Figo ]

E' arrivata la nuova collezione Versace, non vi dico che botto e che colpo quando ho visto i prezzi!!! Non c'è nessun oggetto inferiore ai 900 Euro, il massimo lo lascio alla vostra immaginazione. Il bracciale della foto vale €4.250,00 e la collana €5.125,00. La versione in Platino con un mezzo carato di diamanti in più gira attorno i €10.990,00. Praticamente comprerei un garage per il prezzo di alcuni gioielli.

Malgrado tutto, la linea Versace è ricercatissima, soprattutto negli USA. Già certi pezzi sono "da collezione" in quanto hanno una tiratura così limitata, oppure numerata. Ogni gioiello viene nella sua scatola particolare, con certificato di garanzia ed autenticità, con, riportato un numero di "serie" se si può dire così per un gioello, le iniziali del designer e, nelle parti di sotto o del rovescio, l'incisione Versace.

Sono gioielli in oro massiccio 18K bianco o/e giallo, oppure in platino e, in alcuni casi, con diamanti Top Wesselton oppure Gemme preziose di ottima qualita, spesso Grade AAA oppure VVS.


Pubblicato da: Astolat64


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