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Emergenza trasfusioni: in italia manca sangue

09 Lug 2008 - 11:18



Emergenza trasfusioni
Situazione critica in Toscana, l'ospedale Careggi sospende gli interventi
Problemi anche in Emilia e Lazio. Appello alle associazioni dei donatori
Istituto superiore di Sanità: manca qualche migliaio di sacche, ma urgenza garantita
Sono duemila le unità di sangue in più che ci vorrebbero ogni settimana

di MICHELE BOCCI


FIRENZE - Interventi chirurgici programmati che saltano, associazioni mobilitate per sensibilizzare i donatori, lettere di Regioni in crisi che chiedono aiuto. Negli ospedali italiani manca sangue. "Ci servirebbero circa 2000 sacche in più alla settimana per stare tranquilli - dice Giuliano Grazzini, direttore generale del Centro nazionale sangue dell'Istituto superiore di sanità - Purtroppo in questo periodo molte realtà sono in difficoltà, e tra queste anche regioni che in passato erano pilastri del sistema". Il riferimento è soprattutto all'Emilia Romagna e alla Toscana. La prima per il 2008 aveva stimato una crescita della raccolta del 3,6% e invece segna un calo dello 0,4. Non è più in grado di aiutare chi è senza sangue. La seconda da due settimane vive una crisi difficile, mai affrontata prima.

Tre giorni fa dal servizio di medicina trasfusionale del policlinico fiorentino di Careggi è partita una lettera in cui si invitano i medici "a rimandare, nell'interesse dei pazienti, tutte le attività chirurgiche che non siano gravi e assolutamente inderogabili emergenze". Il problema riguarda soprattutto i gruppi 0 positivo e negativo ma anche A e B non vanno bene. E ieri mattina dalla Regione è arrivata via mail a tutte le associazioni toscane che si occupano di donazione la segnalazione di "una gravissima carenza di emazie di gruppo 0 e A positivo e negativo".

Il problema è che alle mancanze interne in questo momento non si può far fronte chiedendo come avviene di solito aiuto ad altre Regioni. "Prendiamo l'Emilia - prosegue Grazzini - Per anni ha sostenuto chi era in difficoltà grazie alla sua ottima organizzazione di raccolta. Adesso soffrono anche loro. Qualche giorno fa ha avuto addirittura problemi con le attività il policlinico Sant'Orsola di Bologna".

Ma le spine in questo campo riguardano anche altre realtà. "Marche e Abruzzo non attraversano un periodo facile, pure in Lombardia ci sono state difficoltà, soprattutto al Niguarda di Milano, dove la complessità dell'attività richiede molto sangue - dice sempre Grazzini - E poi ovviamente c'è il Lazio, storicamente non autosufficiente e ora in crisi ancora più nera perché non trova abbastanza aiuto altrove. Con un migliaio di unità di sangue a settimana in più già potremmo un po' respirare, il doppio ci permetterebbe di essere sereni".

Si tratta di un piccolo aumento percentuale sulle circa 46 mila unità donate adesso settimanalmente ma permetterebbe al sistema sanitario di non perdere qualche pezzo. Per un intervento chirurgico si utilizzano, a seconda della complessità, da 2 a 10 sacche, in casi eccezionali anche venti. L'aumento auspicato da Grazzini permetterebbe così di non rimandare alcune centinaia di interventi programmati in tutta Italia. "Voglio tranquillizzare i cittadini - dice sempre il direttore generale - Di sangue per le operazioni di emergenza ce n'è, quelle non saltano".

Intanto nei prossimi giorni all'Istituto superiore di sanità è convocata una riunione urgente. "Ho chiamato le grandi associazioni, Avis, Fratres, Fidas e Croce Rossa per organizzare una campagna di comunicazione che rilanci la donazione. Nel nostro paese oggi ogni donatore dona in media 1,6 volte all'anno. Bisogna alzare quel dato e riportarlo almeno a 2, come in altri paesi europei".

Ma perché si dona meno? Alla Fratres toscana ritengono si tratti anche di un problema sociale: "Influisce il clima generale di insicurezza, anche economica, che stiamo vivendo - dice il presidente regionale Francesco Scarano - Chi deve pensare al mutuo che cresce e alla busta paga che scende è meno portato a donare, anche il sangue".

(9 luglio 2008) da Repubblica.it
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un giorno importante

06 Lug 2008 - 7:53

[  Umore: Felice ]

4 luglio 2008
A volte nella vita avvengono fatti che per qualche motivo, a volte incomprensibile, ci trascinano in situazioni incontrollate ed incontrollabili, come un effetto-domino che non si riesce più a fermare Triste .
Proviamo a tentare di ricomporre i cocci di rapporti ormai rotti da tempo e le distanze sembrano degli abissi insuperabili.
Non bisogna mai perdersi d'animo. Il saggio dice "finchè c'è vita c'è speranza", ed ha ragione Molto felice .
Sono felicissima di avere avuto la possibilità di aspettare questo bellissimo 4 luglio Molto felice




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Falsi Louis Vuitton venduti online

01 Lug 2008 - 7:30


Falsi Louis Vuitton venduti online
tribunale francese condanna eBay

PARIGI - Ebay è stata condannata da un tribunale di Parigi a pagare un risarcimento di 40 milioni di euro per il suo scarso impegno nel contrastare la vendita online di prodotti falsificati. A citare in giudizio il sito di aste sul web è stata la Louis Vuitton, sostenendo che nel 2006 ben il 90 per cento della merce venduta da eBay con il marchio LV o con quello di Dior (in particolare borse, profumi e orologi) erano in realtà dei falsi.

La sentenza prevede infatti nel dettaglio un risarcimento di 19,28 milioni di euro a Louis Vuitton di 17,3 milioni a Christian Dior Couture e 3,25 milioni a quattro marchi di profumi (Christian Dior, Kenzo, Givenchy e Guerlain).

Il tribunale ha anche vietato di diffondere annunci di prodotti di profumeria e cosmetica di questi marchi, "o presentati come tali". Il giro di affari legato alla vendita di merce griffata via internet si aggira sui 30 miliardi di dollari annui. Quella inflitta dalla giustizia francese non è la prima condanna subita da eBay per il problema delle contraffazioni. Qualche settimana fa un altro tribunale ha emesso infatti una sentenza simile in seguito a una denuncia della Hermes. In quest'ultimo procedimento il giudice ha stabilito anche l'obbligo per eBay di fornire certificati di autenticità e numeri di serie di tutta la merce che tratta.

Il verdetto odierno è stato accolto con grande soddisfazione dalla Louis Vuitton. "Questa decisione è una svolta che servirà a tutelare la creatività e rappresenta un importante precedente", ha commentato il manager della casa di moda Pierre Gode. Ebay dal canto suo ha annunciato che farà ricorso, spiegando che "questa sentenza non riguarda la nostra battaglia contro le contraffazioni, ma è un tentativo della Louis Vuitton di proteggere dalla concorrenza pratiche commerciali sconvenienti per i consumatori che il nostro sito aiuta invece a combattere".

(30 giugno 2008)
da repubblica.it
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Salvate il pesce pagliaccio

27 Giu 2008 - 11:39


Salvate il pesce pagliaccio
vittima del suo successo

A rischio estinzione dopo il film della Disney
Aumentano le importazioni, diminuiscono gli esemplari


L'allarme lanciato da un biologo marino che ha studiato le barriere coralline

dal corrispondente di Repubblica ENRICO FRANCESCHINI


LONDRA - È una storia che ha intenerito milioni di padri e di figli in tutto il mondo: l'epica lotta di un papà per ritrovare il figlio perduto. Entrambi, sia il genitore che la sua amata creatura, sono pesci, o meglio pesciolini, per la precisione pesci pagliaccio: un adorabile animaletto pinnato, di un bel colore arancione striato di bianco. Nella storia, dopo che un barracuda gli ha mangiato la mamma e i fratelli (questi ultimi ancora chiusi dentro le uova), il pesce-bimbo si perde nell'oceano, viene pescato da un dentista, che se lo porta a casa, a Sidney, lo regala a una pestifera figlia, che lo chiude in un acquario. Alla fine di innumerevoli avventure, il pesce-papà ritrova suo figlio, che evade dall'acquario e torna felice nel suo ambiente naturale, il mare.

Questa è la trama di "Alla ricerca di Nemo" ("Finding Nemo" nella versione originale), il film della Walt Disney in associazione con la Pixar che nel 2003 ha ottenuto il maggiore incasso di tutti i tempi per un cartone animato e un premio Oscar l'anno successivo. La pellicola aveva una evidente morale: il posto di quei bei pesciolini colorati è il mare, non l'acquario di casa, che a qualcuno di noi può piacere come pezzo d'arredamento ma che a loro, i pesci che ci abitano, probabilmente deve sembrare una prigione.

Ma l'effetto a lungo termine, a quanto pare, è stato l'esatto opposto: quei milioni di bimbi umani, tornati a casa dal cinema, hanno chiesto al papà e alla mamma di comprare loro un pesce come quello del film. E adesso i naturalisti lanciano l'allarme: il pesce pagliaccio rischia di scomparire dai mari, sta diventando una specie in via di estinzione. Se continua così, la "ricerca di Nemo" diventerà infruttuosa: non lo si troverà più da nessuna parte, tranne che nell'acquario da cui lui voleva disperatamente fuggire.

A segnalare questo pericolo imminente è stato un biologo marino britannico, Billy Sinclair, docente alla University of Cumbria, che ha trascorso gli ultimi cinque anni a studiare i pesci pagliaccio delle barriere coralline australiane. Ha scoperto così che in alcune aree il numero di esemplari di questa specie è calato del 75 per cento. "Per essere salvato dall'estinzione - afferma lo scienziato - dovrebbe essere immediatamente classificato come specie a rischio".

Naturalmente non tutti i pesci pagliaccio che finiscono negli acquari provengono dalla barriera corallina australiana o da qualche altro mare tropicale: in Gran Bretagna, per esempio, secondo dati citati dallo stesso Sinclair, ogni anno vengono importati circa 110 mila pesci pagliaccio, il 50 per cento dei quali viene allevato in cattività, ovvero di fatto nasce già in un acquario. Ma la restante metà viene da un mare o da un oceano. Ed è comunque abbastanza per minacciare la sopravvivenza di questa specie.

Paradossalmente, insomma, la commovente storia del piccolo Nemo animato è servita, anziché a proteggerlo e a salvarlo, a mettere in pericolo il pesce pagliaccio della realtà. Forse bisognerebbe girare un altro film, intitolato "E smettetela di cercare Nemo!", perché venga lasciato dov'è, in pace, a casa propria.

(27 giugno 2008) Repubblica.it
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Egitto: le immagini shock contro il fumo

17 Giu 2008 - 8:08

[  Umore: Shock ]


Scrivere sui pacchetti di sigarette "IL FUMO UCCIDE" per i legislatori egiziani non è sufficiente.
Dal 1° agosto saranno stampate sui pacchetti una serie di immagini shock
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/sigarette-egitto/1.html
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